Realizzata nel 1949 per il Cinema Fiamma di via Bissolati a Roma, Allegoria della fiamma si configura come un complesso dipinto “nel dipinto”, concepito per dialogare con lo spazio architettonico e con la funzione simbolica del luogo. Il Cinema Fiamma, che avrebbe ospitato in seguito la prima proiezione de La dolce vita di Federico Fellini, diventa qui il contesto ideale per un’opera che riflette sul tema della fiamma come principio generativo, narrativo e rituale.
Il dipinto adotta un impianto trompe l’oeil di forte impatto scenografico: una serie di cartigli dipinti, sovrapposti e apparentemente applicati alla superficie, ospitano al loro interno diverse scene accomunate dal motivo del fuoco. In questo articolato dispositivo visivo trovano fra gli altri spazio la figura di Muzio Scevola, emblema di sacrificio e fermezza morale; San Giorgio nell’atto di affrontare il drago, allegoria della lotta tra bene e male; il tedoforo, simbolo di trasmissione e continuità; il focolare domestico, centro della vita e della memoria; due amanti, evocazione della fiamma passionale.
Questa costruzione per quadri incastonati, che richiama una dimensione teatrale e illusionistica, rivela l’influenza di Eugene Berman, amico di Cagli, dal quale l’artista mutua una concezione scenografica dello spazio pittorico e una raffinata sensibilità per l’artificio visivo. Allegoria della fiamma si presenta così come una sintesi colta e simbolica, in cui mito, storia e quotidianità si intrecciano attraverso il filo conduttore del fuoco, elemento primordiale e metafora universale della condizione umana.